Non esiste un modello obbligatorio chiamato «registro DPI», ma il D.Lgs. 81/08 impone di fornire e gestire i dispositivi di protezione individuale (art. 77) e l’onere della prova ricade sul datore di lavoro. Per questo un registro, cartaceo o digitale, è di fatto indispensabile. Qui trovi campi da registrare, conservazione dei dati, formazione e opzioni digitali.
In breve:
- Nel registro annota lavoratore, mansione, reparto, data, quantità, identificativi e taglia del DPI, istruzioni, firma, formazione, manutenzioni, sostituzioni e riconsegne.
- Passa al digitale se non riesci a estrarre in pochi minuti l’elenco delle persone che hanno ricevuto uno specifico DPI, con più sedi o turni.
- Il decreto non fissa un termine di conservazione: limita i dati a quelli necessari, stabilisci la durata in una procedura interna e proteggi accessi e modifiche.
- Per i DPI che richiedono pratica, registra contenuti, date, verifica ed evidenze di presenza; collega la prova di addestramento alla consegna.
Indice
- Cosa prescrivono gli articoli 74–78 del D.Lgs. 81/08
- Quali campi inserire nel registro consegna DPI
- Registro cartaceo o digitale: come scegliere
- Per quanto tempo conservare i dati del registro DPI
- Formazione e addestramento: cosa registrare
- Come integrare il registro DPI nel sistema di gestione
- Le priorità di chi gestisce la sicurezza
- Un CMMS per gestire i DPI senza fogli sparsi
- Domande frequenti
- Fonti
Cosa prescrivono gli articoli 74–78 del D.Lgs. 81/08
Il testo di riferimento è il decreto consolidato su Normattiva, dove gli articoli 74 e 75 definiscono il DPI e stabiliscono quando adottarlo: solo se i rischi non sono evitabili o sufficientemente ridotti con misure di protezione collettiva, con interventi organizzativi o con procedure di lavoro. Un DPI deve inoltre rispettare i requisiti di sicurezza, a partire dalla marcatura CE, ed essere adeguato ai rischi, come ricorda anche la pagina della Sapienza sui DPI.
L’articolo 77 è il cuore degli adempimenti per il datore di lavoro: scelta dei DPI dopo la valutazione dei rischi, fornitura, mantenimento in efficienza, informazione e formazione. Il decreto non prevede però un registro tipizzato. Ne discende che la consegna va dimostrabile, e lo strumento naturale per dimostrarla è proprio il registro.
L’articolo 78 riguarda i lavoratori: devono aver cura dei DPI, non modificarli di propria iniziativa, rispettare le procedure aziendali di riconsegna o sostituzione e segnalare subito difetti o inconvenienti. Resta poi l’addestramento previsto dall’articolo 37, che per alcuni DPI è obbligatorio. Consegnare un casco o un otoprotettore, quindi, non esaurisce l’obbligo: la gestione dei DPI copre l’intero ciclo di vita, dalla valutazione alla sostituzione per usura o scadenza.

Quali campi inserire nel registro consegna DPI
La prassi ispettiva considera la tracciabilità lo strumento idoneo a provare l’adempimento. Senza, un infortunio può portare a sanzioni e responsabilità. Ecco i campi che consigliamo di prevedere:
- nome del lavoratore, mansione e reparto;
- data di consegna e quantità;
- tipologia di DPI, con marca, modello, lotto o numero seriale;
- taglia, per i DPI che la prevedono;
- istruzioni fornite e attestazione dell’avvenuta formazione o addestramento;
- firma del ricevente oppure evidenza digitale equivalente;
- sostituzioni, manutenzioni, controlli periodici e riconsegne.
Questi campi coincidono con quelli indicati dalle linee guida pratiche per i moduli di consegna, anche in materia di prevenzione e protezione. Se vuoi una base di partenza, puoi usare la nostra checklist DPI per la manutenzione.
Registro cartaceo o digitale: come scegliere
Il cartaceo funziona finché i lavoratori sono pochi e il sito è uno solo. Quando arriva un controllo, però, cercare un modulo firmato da tempo in un faldone diventa un problema, e incrociare consegne, scadenze e formazione a mano lascia spazio a errori e buchi. Il digitale risolve la ricerca, avvisa sulle scadenze, accetta firme elettroniche e produce report pronti per un audit.
Per decidere, ragiona in quest’ordine:
- Quanti lavoratori ricevono DPI e con quale frequenza di ricambio?
- Hai più sedi o turni che rendono difficile far girare i moduli?
- Ti serve un report automatico per audit e verifiche interne?
- I dati devono dialogare con magazzino e formazione?
Un consiglio: parti dalla domanda 3: se oggi non riesci a produrre in pochi minuti l’elenco di chi ha ricevuto un determinato DPI, il passaggio al digitale ti conviene già.
Per quanto tempo conservare i dati del registro DPI
Il D.Lgs. 81/08 non fissa termini di conservazione per questo registro. Valgono quindi i principi del GDPR: minimizzazione dei dati e limitazione della conservazione. Raccogli solo ciò che serve a provare la consegna e tienilo per il tempo necessario.
Per definire la durata, considera quattro elementi: la durata dell’assegnazione del DPI, il suo ciclo di vita, le esigenze probatorie e il rischio di contenziosi, ad esempio dopo un infortunio. Scrivi la scelta in una policy interna, così da poterla motivare in caso di richiesta.
Sul piano tecnico e organizzativo, limita l’accesso al registro a chi ne ha bisogno, usa credenziali personali, prevedi copie di sicurezza e traccia chi modifica cosa. Per il cartaceo valgono archivi chiusi a chiave e responsabilità assegnate per nome.
Formazione e addestramento: cosa registrare
Gli articoli 36 e 37 obbligano il datore di lavoro a fornire informazione, istruzioni e formazione adeguate e a tracciare l’addestramento quando previsto. Questo vale in particolare per i DPI che richiedono pratica, come quelli anticaduta o le protezioni delle vie respiratorie.
Registra contenuti del corso, date, esito della verifica e firme o evidenze digitali di presenza. Il punto che spesso si perde è il collegamento: secondo l’INAIL, senza documentazione che attesti la formazione specifica sul DPI consegnato la sola consegna perde gran parte del suo valore giuridico, e l’addestramento deve includere prove pratiche verificabili. Per questo conviene associare nello stesso record consegna e prova di formazione: l’ispettore vede la sequenza completa senza dover incrociare due archivi.

Come integrare il registro DPI nel sistema di gestione
Il flusso che consigliamo è lineare: valutazione del rischio, scelta del DPI, consegna registrata, manutenzione o sostituzione, reporting. Ogni passaggio lascia una traccia che si collega al successivo, e il registro smette di essere un documento isolato.
Le funzioni che fanno la differenza in un CMMS sono queste:
- codifica dei DPI, con QR code o numeri seriali per identificarli;
- firma digitale alla consegna;
- gestione delle scadenze e delle sostituzioni programmate;
- report per audit.
Il vantaggio pratico è meno errori di trascrizione e ispezioni più semplici. Trovi un caso concreto nella nostra guida alla gestione DPI nel CMMS e il modulo dedicato nella pagina Gestione DPI.
Le priorità di chi gestisce la sicurezza
Se parti da zero, non cercare il registro perfetto: ricostruisci prima le consegne recenti, poi collega a ciascuna la formazione e infine scrivi la policy di conservazione. I problemi che incontriamo più spesso sono registri incompleti, firme mancanti e sostituzioni mai annotate. Un registro con meno campi ma sempre compilato vale più di uno ricchissimo e abbandonato dopo poco tempo.
— Ufficio
Un CMMS per gestire i DPI senza fogli sparsi

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Domande frequenti
Chi deve consegnare i DPI ai lavoratori?
La consegna spetta al datore di lavoro, che li sceglie dopo la valutazione dei rischi e li fornisce ai lavoratori, come prevede l’articolo 77 del D.Lgs. 81/08. In pratica la consegna si affida al dirigente o al preposto, ma la responsabilità di poterla dimostrare resta in capo al datore.
Quali sono gli obblighi dei lavoratori secondo l’articolo 78?
I lavoratori devono aver cura dei DPI e non modificarli di propria iniziativa. Devono inoltre seguire le procedure aziendali di riconsegna o sostituzione e segnalare subito difetti o inconvenienti.
Il registro DPI è obbligatorio per legge?
La legge non impone un registro con un formato preciso. Impone però di fornire i DPI e di poterlo provare, quindi un registro cartaceo o digitale con data, lavoratore, DPI e firma è la soluzione più sicura.
Quanto tempo devo conservare il registro consegna DPI?
Il decreto non indica un termine fisso. Definisci un periodo coerente con il principio GDPR di limitazione della conservazione, tenendo conto del ciclo di vita del DPI e delle esigenze probatorie, e scrivilo in una policy interna.