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Termografia nella manutenzione elettrica: guida per la fabbrica

Redazione Manutentya 28 ottobre 2026 15 min di lettura
Termografia nella manutenzione elettrica: guida per la fabbrica

La termografia nella manutenzione elettrica è un controllo senza contatto. Una termocamera inquadra quadri, sbarre, morsetti e motori mentre sono in esercizio e mostra dove la temperatura è più alta del dovuto. Un punto caldo è quasi sempre il segno di un difetto già presente: una connessione allentata, un contatto ossidato, una fase sovraccarica. Trovarlo prima che diventi un guasto, un fermo o un principio d’incendio è il motivo per cui la termografia entra nel piano di manutenzione. In questa guida vedi cosa rileva, come si esegue un rilievo affidabile, ogni quanto ripeterlo, da cosa dipende il costo e come integrarla con l’analisi vibrazionale dei macchinari.

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In breve

  • La termografia individua surriscaldamenti su componenti elettrici in tensione, senza fermare l’impianto e senza contatto.
  • Le anomalie tipiche sono connessioni allentate o corrose, contatti ad alta resistenza, sovraccarichi, squilibri di fase e conduttori sottodimensionati.
  • Una misura è affidabile solo con carico adeguato, vista diretta sui componenti, operatore qualificato e procedure di sicurezza per il lavoro su parti in tensione.
  • In Italia le verifiche periodiche degli impianti sono un obbligo; la termografia è uno strumento che le integra, non le sostituisce.
  • Il valore vero arriva dopo il rilievo: ogni anomalia deve diventare un intervento tracciato, chiuso e ricontrollato.

Indice

Cosa vede una termocamera in un impianto elettrico

La termocamera non misura la corrente né la tensione. Misura la radiazione infrarossa emessa dalle superfici e la trasforma in un’immagine, il termogramma, in cui ogni colore corrisponde a una temperatura. Il principio è semplice: dove c’è più resistenza o più corrente del previsto, c’è più calore.

In un impianto elettrico industriale questo si traduce in alcune anomalie ricorrenti:

  • Connessioni allentate: un bullone sulla sbarra o un morsetto non serrato riduce la superficie di contatto. La resistenza sale e il punto si scalda.
  • Contatti ossidati o corrosi: tipici in ambienti umidi, polverosi o aggressivi. Il comportamento termico è simile a quello di una connessione allentata.
  • Sovraccarichi: un conduttore che porta più corrente di quella per cui è dimensionato si scalda per tutta la sua lunghezza, non in un solo punto.
  • Squilibri di fase: su un circuito trifase, una fase più calda delle altre segnala un carico distribuito male o un problema su un’utenza.
  • Componenti in degrado: fusibili, interruttori, teleruttori e trasformatori che lavorano a temperature superiori a quelle dei componenti gemelli.
  • Isolamento sotto stress: il calore prolungato accelera l’invecchiamento di guaine e materiali isolanti.

La distinzione che conta per chi interpreta il termogramma è tra calore localizzato (un morsetto, un capocorda, un contatto) e calore diffuso (un cavo intero, un’intera fase). Il primo punta di solito a un problema di contatto, il secondo a un problema di carico. Cambia l’intervento: nel primo caso serve un serraggio o una sostituzione, nel secondo una revisione della distribuzione dei carichi.

Dove la termografia rende di più

Non tutti i componenti meritano la stessa attenzione. In una fabbrica con un parco macchine complesso, i punti da inserire per primi nel giro termografico sono:

  1. Cabina MT/BT e trasformatori: un guasto qui ferma tutto lo stabilimento.
  2. Quadri generali e sottoquadri di reparto: concentrano sbarre, interruttori e collegamenti serrati a mano.
  3. Quadri bordo macchina: inverter, teleruttori e morsettiere lavorano spesso in ambienti caldi e soggetti a vibrazioni, che allentano le connessioni nel tempo.
  4. Morsettiere dei motori e cavi di alimentazione: il collegamento tra impianto e macchina è un punto debole classico.
  5. Rifasamento, UPS e batterie: componenti che invecchiano e possono degradare in modo silenzioso.

Il criterio per scegliere è sempre lo stesso: quanto costa un fermo di quella linea e quanto è probabile un guasto in quel punto. Un quadro che alimenta la linea collo di bottiglia vale più controlli di un quadro luci di magazzino.

Come si svolge un’indagine termografica, passo per passo

Un rilievo serio non è una passeggiata con la termocamera in mano. È una procedura con una preparazione, un’esecuzione e un rapporto finale.

  1. Elenco dei componenti da ispezionare. Si parte dall’anagrafica dei quadri e delle macchine, con una priorità per criticità.
  2. Verifica del carico. I difetti si scaldano solo quando circola corrente. Il rilievo va programmato quando l’impianto lavora a un carico il più possibile alto e rappresentativo, non durante un turno a metà regime.
  3. Accesso visivo. Le ispezioni richiedono una linea di vista diretta verso i componenti: gli involucri vanno aperti oppure si usano finestre d’ispezione IR. Barriere e protezioni in plastica trasparente possono nascondere parte dei componenti alla termocamera.
  4. Acquisizione. Per ogni anomalia si registrano termogramma, foto nel visibile, posizione esatta, temperatura del punto caldo e di un riferimento (il componente gemello o la temperatura ambiente), corrente di carico al momento della misura.
  5. Classificazione. Ogni anomalia riceve un livello di priorità in base allo scostamento termico e alla criticità del componente.
  6. Rapporto. Il documento elenca le anomalie, le cause probabili e le azioni consigliate, con i tempi suggeriti.
  7. Intervento e ricontrollo. Dopo la correzione, un nuovo termogramma conferma che il problema è risolto. Senza questo passaggio il ciclo resta aperto.

Prima di aprire un quadro in tensione, un controllo strutturato riduce i rischi: trovi un esempio nella nostra guida ai controlli pre intervento nella manutenzione.

Le condizioni che rendono affidabile la misura

Un termogramma sbagliato è peggio di nessun termogramma: genera falsi allarmi o, al contrario, fa sembrare sano un componente difettoso. Questi sono i fattori da tenere sotto controllo.

Fattore Perché conta Cosa fare
Carico elettrico Con poca corrente un difetto non si scalda abbastanza da emergere Rilevare in condizioni di produzione piena e annotare la corrente
Vista diretta Pannelli, schermi e plastiche bloccano l’infrarosso Aprire l’involucro in sicurezza o installare finestre IR
Superfici lucide Rame nudo, alluminio e lamiere riflettono il calore dell’ambiente Misurare su superfici opache come isolanti o nastri e confrontare con componenti gemelli
Ambiente Correnti d’aria, vento sugli impianti esterni e sole alterano le temperature Annotare le condizioni e ripetere il rilievo nelle stesse condizioni
Confronto Una temperatura assoluta dice poco da sola Confrontare fasi tra loro e con i rilievi precedenti
Operatore L’interpretazione richiede esperienza Affidarsi a personale qualificato e formato sulla termografia

Il punto più sottovalutato è il confronto nel tempo. Il primo rilievo fissa una base; dal secondo in poi conta la tendenza. Un morsetto che passa in un anno da poco sopra la temperatura dei gemelli a molto sopra racconta un degrado in corso, anche se nessuno dei due valori, preso da solo, sembrava allarmante.

Sicurezza dell’operatore durante il rilievo

La termografia elettrica si fa per definizione su impianti in tensione e spesso con i quadri aperti. È il momento più delicato dell’intera attività. Per i rilievi su impianti in tensione, le linee guida per le indagini termografiche indicano di seguire procedure di sicurezza riconosciute e di usare DPI adeguati al rischio d’arco.

In Italia il quadro è quello della tutela dal rischio elettrico: INAIL ricorda che il datore di lavoro deve valutare i rischi elettrici, adottare misure di tutela e predisporre procedure di uso e manutenzione basate su quella valutazione. In pratica significa che chi apre un quadro deve avere la qualifica per farlo, un’autorizzazione chiara e i DPI giusti. I rischi della sicurezza degli impianti elettrotecnici nascono spesso proprio da attività ordinarie svolte senza una procedura scritta.

Se il dubbio è quali dispositivi servono per un intervento su un quadro, parti dalla nostra checklist DPI per la manutenzione e verifica la scelta con il tuo RSPP. Dove ci sono quadri senza finestre IR e l’apertura non è gestibile in sicurezza, valuta con un elettrotecnico l’installazione delle finestre prima del rilievo.

Sicurezza dell'operatore durante il rilievo — overview diagram

Ogni quanto si fa la termografia: obblighi e norme in Italia

La domanda arriva sempre, e la risposta va divisa in due.

Cosa è obbligatorio. Gli impianti elettrici devono essere verificati periodicamente. Il progetto di norma CEI 64-8 messo in inchiesta pubblica nel 2023 prevede verifiche periodiche degli impianti utilizzatori in bassa tensione a intervalli non superiori a 5 anni, ridotti a massimo 2 anni nei casi di maggior rischio, come ambienti a rischio incendio, locali medici, cantieri e locali di pubblico spettacolo. Lo stesso testo indica cosa deve contenere il rapporto: parti ispezionate, limitazioni, difetti, non conformità e una raccomandazione sulla scadenza della verifica successiva.

Cosa non è obbligatorio in generale. La termografia, come tecnica, non è imposta in modo generale sugli impianti ordinari. Uno studio sulle ispezioni termografiche preventive la descrive come un’integrazione efficace alle verifiche periodiche, utile a prevenire guasti che le protezioni convenzionali non rilevano, non come un loro sostituto. Obblighi specifici possono arrivare da altre fonti: la valutazione dei rischi aziendale, le prescrizioni dell’assicurazione, i requisiti di un cliente o di una certificazione.

La frequenza quindi la decidi tu, sulla base della criticità. Una prassi diffusa è un rilievo annuale su tutto l’impianto, con controlli più ravvicinati sui quadri critici. Questi fattori spingono ad anticipare o infittire i controlli:

  • linee che lavorano su tre turni o a carico vicino al nominale;
  • ambienti caldi, polverosi, umidi o soggetti a vibrazioni;
  • impianti datati o con modifiche recenti non documentate;
  • anomalie emerse nel rilievo precedente;
  • dopo lavori su quadri, ampliamenti o aggiunta di nuove utenze;
  • interventi frequenti delle protezioni o odori di bruciato segnalati dagli operatori.

Quanto costa un rilievo termografico

Un prezzo a forfait non esiste, e diffida di chi lo propone senza aver visto l’impianto. Il costo di un’indagine affidata a un tecnico esterno dipende soprattutto da:

  • numero di quadri e punti da ispezionare, più della superficie dello stabilimento;
  • accessibilità: quadri da aprire, presenza di finestre IR, lavori in quota;
  • condizioni operative: rilievi da fare di notte o nel weekend per avere il carico giusto costano di più;
  • qualifica dell’operatore e tempo di elaborazione dei dati;
  • livello del rapporto: un elenco di anomalie è diverso da un rapporto con classificazione, foto, cause e azioni consigliate;
  • logistica: trasferte, più sedi, ripetizione del rilievo dopo gli interventi.

Quando chiedi un preventivo, fornisci l’elenco dei quadri, la loro posizione e gli orari in cui l’impianto lavora a pieno carico. Chiedi anche in che formato arriveranno i dati: un rapporto che puoi importare nel tuo sistema di manutenzione ti fa risparmiare ore di trascrizione.

Dal termogramma al ticket: dove si perde il valore

Il rilievo trova le anomalie. Ma il fermo si evita solo quando qualcuno le corregge. Ed è qui che molte aziende perdono il valore della termografia: il rapporto arriva in PDF, finisce in una cartella, e le anomalie di priorità media restano lì fino al rilievo dell’anno dopo.

Per chiudere il cerchio servono pochi elementi concreti:

  • ogni anomalia collegata al suo asset: il quadro, la macchina, il componente;
  • un ticket per ogni anomalia, con priorità, responsabile e scadenza;
  • il termogramma allegato al ticket, così il tecnico sa cosa cercare prima di arrivare;
  • la conferma di chiusura con un nuovo rilievo e la firma di chi ha eseguito il lavoro;
  • lo storico per componente, per vedere se lo stesso punto si riscalda di nuovo.

Con lo storico in mano puoi anche calcolare quanto la termografia ha evitato: guasti elettrici in calo, MTBF dei quadri in crescita, meno ore di fermo per cause elettriche.

Sensori vibrazionali e analisi vibrazionale: l’altra metà del quadro

La termografia vede bene i problemi elettrici e una parte di quelli meccanici, perché un cuscinetto che soffre si scalda. Ma quando un cuscinetto si scalda, il danno è spesso già avanzato. Per i guasti meccanici delle macchine rotanti la tecnica che arriva prima è l’analisi vibrazionale.

Cosa misurano i sensori vibrazionali

L’analisi vibrazionale usa sensori come accelerometri o trasduttori di velocità per misurare le vibrazioni delle macchine, scelti in base al tipo di macchina e al guasto da diagnosticare. I sensori si montano sui supporti dei cuscinetti di motori, pompe, ventilatori, compressori e riduttori. Possono essere usati per misure periodiche con uno strumento portatile o installati in modo fisso per un monitoraggio continuo, con i dati inviati a un sistema centrale.

Come si svolge l’analisi vibrazionale dei macchinari

La norma ISO 13373-3 cita tra le tecniche l’analisi del trend, l’analisi di fase, i test di risonanza e la cattura delle forme d’onda, e indica come buona pratica acquisire una baseline vibrazionale in diverse condizioni operative per i confronti futuri. Tra i guasti che la diagnosi vibrazionale aiuta a riconoscere ci sono lo squilibrio e il disallineamento, oltre ai difetti dei cuscinetti e degli ingranaggi che emergono nello spettro.

Il metodo è lo stesso della termografia: misurare la macchina sana, ripetere le misure nelle stesse condizioni, intervenire quando la tendenza cambia.

Termografia e vibrazioni insieme

Le due tecniche non sono alternative. Coprono guasti diversi e si confermano a vicenda.

Aspetto Termografia Analisi vibrazionale
Cosa misura Temperatura superficiale Vibrazioni meccaniche
Punto di forza Quadri, connessioni, cavi, motori elettrici Cuscinetti, alberi, giunti, ingranaggi
Guasti tipici Contatti allentati, sovraccarichi, squilibri di fase Squilibrio, disallineamento, usura cuscinetti
Contatto con l’asset Nessuno, a distanza Sensore montato sulla macchina
Condizione per misurare Impianto sotto carico Macchina in marcia in condizioni ripetibili
Modalità tipica Giri periodici Giri periodici o monitoraggio continuo

Un esempio pratico: un motore di una pompa mostra la morsettiera calda al rilievo termografico e, nello stesso periodo, le vibrazioni lato accoppiamento crescono. La termografia indica un problema di collegamento, le vibrazioni un possibile disallineamento. Due ticket distinti, due squadre diverse, un’unica macchina da tenere sotto osservazione. Se vuoi approfondire come mettere in fila queste tecniche, trovi un percorso completo nella nostra guida pratica alla manutenzione predittiva e, per i sensori fissi, in quella sulla manutenzione predittiva con l’IoT.

Il nostro punto di vista

Nelle aziende manifatturiere vediamo spesso lo stesso schema. La termografia viene commissionata, il rapporto è buono, ma le anomalie si perdono tra email, fogli Excel e telefonate. Il problema non è la tecnica di misura. È la gestione di quello che succede dopo.

Il nostro punto di vista — overview diagram

Per noi un rilievo termografico funziona quando ogni punto caldo diventa un ticket collegato alla macchina giusta, con una priorità e un responsabile. Funziona quando il tecnico, davanti al quadro, scansiona il QR code e trova subito lo storico degli interventi e i termogrammi precedenti. Funziona quando il responsabile di produzione vede in un’unica vista cosa è aperto, cosa è chiuso e quanto è costato.

Lo stesso vale per le vibrazioni. Un dato che sale non serve a nulla se nessuno lo trasforma in un intervento pianificato. Per questo crediamo nella combinazione tra controlli periodici, dati dal campo e un sistema centralizzato che tenga insieme tutto. E crediamo che l’analisi predittiva dei guasti parta da una base semplice: uno storico interventi completo e affidabile.

— Ufficio

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Domande frequenti

La termocamera può vedere attraverso i muri?

No. La termocamera rileva la temperatura delle superfici, non quello che c’è dietro. Un cavo che si scalda dentro una parete può comparire solo come una traccia più calda sull’intonaco, e solo se il calore arriva in superficie. Per lo stesso motivo non vede attraverso il pannello chiuso di un quadro: servono l’apertura in sicurezza o una finestra IR.

La termografia degli impianti elettrici è obbligatoria?

In generale no. Sono obbligatorie le verifiche periodiche dell’impianto elettrico e la valutazione del rischio elettrico. La termografia può diventare un requisito per decisione aziendale, per una richiesta dell’assicurazione o di un cliente.

Quanto costa un rilievo termografico?

Dipende dal numero di quadri e punti da ispezionare, dall’accessibilità, dagli orari in cui l’impianto è a pieno carico, dalla qualifica dell’operatore e dal livello del rapporto. Per un preventivo affidabile fornisci l’elenco dei quadri e le condizioni di lavoro. Diffida delle tariffe fisse proposte senza sopralluogo.

Serve un software per gestire i risultati della termografia?

Non è obbligatorio, ma senza un sistema le anomalie tendono a restare aperte. Un CMMS collega ogni anomalia all’asset, assegna il ticket e conserva termogrammi e storico. Manutentya si può provare gratis per 7 giorni, senza costi di attivazione.

Fonti

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